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Maturità! Alla “scuola” del Silenzio

Finalmente! La scuola si accorge che il “Silenzio” è una dimensione essenziale della vita. E’ una riscoperta che vuole sconfiggere la “bolgia” e la “caciare” di chi grida più forte credendo di avere ragione. Il desiderio che la “parola”, quando viene pronunciata, ha un valore è quel bello che attendi da tempo e che, alla maturità 2024, viene posta su un piedistallo dando il giusto valore al “silenzio” come dimensione della vita; come opportunità per costruirsi; come qualcosa di così speciale che merita di essere attenzionato e, soprattutto, vissuto.

E’ nel silenzio che nascono idee, pensieri, progetti che poi si fanno vita. L’esigenza di fare silenzio si era un po’ smarrita sopravvivendo solo in piccoli ambiti e nicchie riservate e poco appariscenti. Gli amanti del silenzio sono spesso criticati e molto snobbati perché fuori dai circuiti mediatici e perché lontani da ogni voglia di conquistare notorietà.

Eppure non sempre il silenzio può essere cosa buona. A volte può essere moda o altro. Di fatto può anche essere anche ambiguo. C’è, infatti, chi si rifiuta di parlare e di confrontarsi o, peggio, può essere il segno di una malattia psichica oppure essere il segno della negazione della vita sociale. A volte ci sono silenzi attraverso i quali si manifesta il rifiuto dell’altro che da fastidio o che si vuole evitare di incontrare perché ritenuto ostile. C’è il silenzio mafioso, quello omertoso per paura o per difendere privilegi … o quello messo in atto per evitare il rischio di rovinare la propria immagine sociale … o quello posto in essere con l’intenzione di punire qualcuno magari ignorandolo con disprezzo.

Scriveva Elie Wiesel nel suo Testamento di un poeta ebreo assassinato: «Nessun maestro mi aveva detto che il silenzio poteva diventare una prigione … Non sapevo che si potesse morire di silenzio come si muore di dolore, di fatica, di fame».

Bella allora la scelta del Ministero di proporre questa traccia che mette al centro il “silenzio” che ci responsabilizza dando, nel contempo, valore alla “parola”.

Vincenzo Testa

Ma ecco la traccia proposta ai maturandi 2024.

PROPOSTA B3 Testo tratto da: Nicoletta Polla-Mattiot, Riscoprire il silenzio. Arte, musica, poesia, natura fra ascolto e comunicazione, BCDe, Milano, 2013, pp.16-17.

«Concentrarsi sul silenzio significa, in primo luogo, mettere l’attenzione sulla discrezionalità del parlare. Chi sceglie di usare delle parole fa un atto volontario e si assume dunque tutta la responsabilità del rompere il silenzio.  Qualsiasi professionista della comunicazione studia quando è il momento opportuno per spingersi nell’agone verbale: la scelta di «smettere di tacere» è un atto rituale di riconoscimento dell’altro. […] Si parla perché esiste un pubblico, un ascoltatore. Si parla per impostare uno scambio. Per questo lavorare sull’autenticità del silenzio e, in particolare, sul silenzio voluto e deliberatamente scelto, porta una parallela rivalutazione del linguaggio, la sua rifondazione sul terreno della reciprocità. Dal dire come getto verbale univoco, logorrea autoreferenziale, al dialogo come scambio contrappuntistico di parole e silenzi.  Ma il silenzio è anche pausa che dà vita alla parola. La cesura del flusso ininterrotto, spazio mentale prima che acustico. […] Nell’intercapedine silenziosa che si pone tra una parola e l’altra, germina la possibilità di comprensione. Il pensiero ha bisogno non solo di tempo, ma di spazi e, come il linguaggio, prende forma secondo un ritmo scandito da pieni e vuoti. È questo respiro a renderlo intelligibile e condivisibile con altri. Il silenzio è poi condizione dell’ascolto. Non soltanto l’ascolto professionale dell’analista (o dell’esaminatore, o del prete-pastore), ma della quotidianità dialogica. Perché esista una conversazione occorre una scansione del dire e tacere, un’alternanza spontanea oppure regolata (come nei talk show o nei dibattiti pubblici), comunque riconosciuta da entrambe le parti. L’arte salottiera e colta dell’intrattenimento verbale riguarda non solo l’acuta scelta dei contenuti, ma la disinvoltura strutturale, l’abile dosaggio di pause accoglienti e pause significanti, intensità di parola e rarefazione, esplicito e sottinteso, attesa e riconoscimento. Si parla «a turno», si tace «a turno».

Comprensione e analisi Produzione.

Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte. 1. Riassumi il contenuto del brano e individua la tesi con le argomentazioni a supporto. 2. Perché ‘la scelta di «smettere di tacere» è un atto rituale di riconoscimento dell’altro’? Illustra il significato di questa frase nel contesto del ragionamento dell’autrice. 3. Quali sono le funzioni peculiari del silenzio e i benefici che esso fornisce alla comunicazione? 4. La relazione tra parola, silenzio e pensiero è riconosciuta nell’espressione ‘spazio mentale prima che acustico’: illustra questa osservazione.  Commenta il brano proposto, elaborando una tua riflessione sull’argomento come delineato criticamente da Nicoletta Polla-Mattiot. Condividi le considerazioni contenute nel brano? Elabora un testo in cui esprimi le tue opinioni organizzando la tua tesi e le argomentazioni a supporto in un discorso coerente e coeso.

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