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San Gaspare del Bufalo nel basso Lazio

Sono ampie e diffuse le testimonianze storiche del passaggio e del soggiorno di San Gaspare del Bufalo, missionario del Preziosissimo Sangue anche nel basso Lazio. Cogliamo l’occasione della memoria del Preziosissimo Sangue di Gesù in questa prima decade del mese di luglio per richiamarlo alla memoria e per proporre il bellissimo articolo che segue:
Il melograno e la festa del preziosissimo Sangue si Cristo

Luglio è il tempo tradizionalmente dedicato alla devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù, la cui festa si celebra il I di questo mese. La devozione popolare ha legato al frutto del melograno una leggenda tutta da scoprire.
Il melograno il cui nome scientifico è Punica Granatum, è un arbusto presente nel bacino del mediterraneo da millenni. I fiori sono solitari o a gruppi di 3 all’estremità dei rami. Il frutto è una bacca, la balausta, grande come una mela, con tanti semi con la polpa rossastra molto succosa. Dalla spremitura dei semi, si ottiene il succo di melograno, dissetante e ricco di nutrienti benefici. Il melograno è stato utilizzato dalle popolazioni del Mediterraneo, circa 5000 anni fa, essendosi ottimamente adattato al clima delle nostre zone. I Romani scoprirono il melograno a Cartagine durante le guerre puniche, furono soprattutto i Fenici a diffonderlo lungo le coste del mediterraneo. Utilizzato come pianta ornamentale, come testimoniato dagli affreschi delle ville pompeiane. Al melograno sono legate tante leggende, una di queste narra che Persefone, figlia di Demetra dea delle colture cerealicole, venne rapita da Ade dio degli inferi, che la portò nel suo regno. Demetra per costringere Zeus a intervenire, impedì agli alberi di produrre frutti e alle piante di germogliare. Zeus ordinò a Ade di liberare Persefone. Purtroppo Persefone aveva già mangiato dei chicchi di melograno che la legavano ad Ade per sempre, a questo punto Zeus e Ade trovarono un accordo, Persefone sarebbe vissuta metà dell’anno negli Inferi e l’altra metà nell’Olimpo. Questa leggenda rappresenta l’alternanza delle stagioni, la permanenza di Persefone negli Inferi rappresenta l’autunno e l’inverno, la permanenza con la madre Demetra rappresenta la primavera con il risveglio della natura e l’estate che porta calore e nuovi frutti di melograno fino alla maturazione che anticipa il ritorno di Persefone negli inferi e quindi il ritorno della stagione fredda e buia.
Citazione bibliografica. Gambetta il melograno ritrovato in “MATHERA”, anno II n.6 del 21 dicembre 2018 pp.113-118, Antros, Matera
Nelle chiese, in particolare in quelle più antiche di Castellaneta, possiamo osservare alcuni dettagli che rendono interessanti gli affreschi, le immagini sacre e le tele. Spesso piante, fiori o frutti fanno da contorno o completano l’opera d’arte. Nella chiesa dell’Assunta siamo rimasti colpiti dalla raffigurazione di un frutto molto in voga dalle nostre parti e molto diffuso anche nelle nostre gravine. Un frutto simbolicamente importante per il mondo ebraico e successivamente per quello cristiano: il melograno. Il melograno per i suoi numerosi semi simbolo di abbondanza, ricchezza e fertilità da sempre. Ritenuto un “frutto di Dio”, perché citato nella bibbia innumerevoli volte. La leggenda racconta che mentre Gesù saliva faticosamente la via del Calvario, portando sulle spalle la pesante croce. Uno degli apostoli, raccoglieva i sassolini arrossati, dal sangue benedetto di Gesù e li metteva in un sacchetto. A sera quando gli Apostoli si radunarono tristi nel Cenacolo; l’apostolo pietoso trasse di tasca il sacchetto per mostrare ai compagni le reliquie del sangue di Gesù; ma nel sacchetto trovò un frutto nuovo, dalla buccia spessa ed aspra nella quale c’erano tanti chicchi, rossi come il sangue di Gesù. Nella Bibbia, il melograno è uno dei frutti che la terra promessa produce in abbondanza, garantendo la vita: la terra donata da Dio è ricca perché «terra di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; terra di ulivi, di olio e di miele» (Dt 8,8). Insieme all’uva e ai fichi la melagrana è anche il frutto che i dodici esploratori, dopo aver ispezionato la terra nella quale stavano per entrare : «Giunsero fino alla valle di Escol e là tagliarono un tralcio con un grappolo d’uva, che portarono in due con una stanga, e presero anche melagrane e fichi» (cfr. Num 13,23).In quanto segno della benedizione di Dio, il melograno decora le vesti del sommo sacerdote: (Es 28,33-34).Il melograno adorna, pure, i capitelli del Tempio di Gerusalemme venendo ad indicare la benedizione che scaturisce dall’alleanza con Dio. Il melograno raggiunge una grande carica simbolica nel libro biblico che canta la splendore dell’amore fedele: il Cantico dei Cantici dove è simbolo dell’amore fecondo e dell’intensa relazione tra l’amato e l’amata. La bellezza dell’amata, colma di vitalità, è descritta dalla melagrana :«come spicchio di melagrana è la tua tempia dietro il tuo velo» (cfr. 4,3; 6,7). Persino nel giardino, luogo dell’amore, fioriscono i melograni. Lo sposo che cerca la sposa va a vedere se nel giardino sono sorti i germogli (cfr. Ct 6,11).

Articolo a cura di Antonio Grazia Gregucci e Giuseppe Manuel Cometa .

Foto di Grazia Loforese, n.1(campagna castellanetana), foto n.2 (nella gravina di Coriglione), foto n.3 e 4 (nella chiesa dell’Assunta). Foto n.4 di Giuseppe Manuel Cometa.

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