Ieri sera a Formia nel corso di un incontro organizzato dall’ufficio di Pastorale Sociale e del lavoro abbiamo incontrato Enrico Letta, un uomo del presente capace di leggere il passato e guardare al futuro indicando strade di sviluppo possibile. Letta ci ha consentito di gettare lo sguardo oltre le solite e meschine beghe di bottega che spesso, purtroppo, impantanano la vita sociale e politica di questa nostra periferia. Ebbene Lui rientra tra quelle persone che sono capaci, con poche misurate parole, di delineare i sentieri da percorrere in un tempo “veloce” come quello nel quale siamo stati chiamati a vivere. Ad accogliere Enrico Letta, c’era il vicario generale don Mariano Parisella, il direttore dell’ufficio don Francesco Contestabile e tanti altri preti oltre a molti giovani e adulti di tutta la diocesi. Dopo l’accoglienza ecco che Letta che chiameremo Professore visto che, tra l’altro, insegna in prestigiose universita ha immediatamente messo al centro il tema dell’incontro che è la prima tappa di un percorso formativo messo in campo dalla diocesi convinti che il cristiano non può disinteressarsi della “cosa pubblica”. Abbiamo bisogno di cristiani impegnati nel sociale e nel politico con un vero spirito di Servizio. Ma cosa ha detto il Prof. letta.
Ha subito evidenziato che in gioco c’è il nostro futuro o meglio dell’Europa. Lo racconta con parole semplici e chiare dopo un lungo lavoro di analisi che gli è stato commissionato dal Consiglio UE e dalla Commissione. Il mandato è stato quello di preparare un piano di rilancio dell’integrazione europea. Letta con pacatezza e dimostrando una profonda conoscenza della realtà ha chiarito che, oggi, occorre passare dalle quattro libertà delineate, qualche decennio fa, da Jacques Lucien Jean Delors alla proposta di una quinta libertà: quella dell’innovazione e della conoscenza.
Il Prof. Letta, con uno stile comunicativo molto attrattivo, ha delineato la storia e l’attuale scenario del mondo evidenziando come l’unico futuro possibile per il nostro continente passa attraverso la necessità di un rilancio del mercato economico che, però, è molto ma molto più difficile. Sarà importante connettere il passato europeo con il suo presente fino a riuscire a gettare uno sguardo potente verso un futuro “possibile”. Il primo passo dovrà necessariamente essere un mettersi d’accordo sulle cose da fare.
Il Prof Letta, che è stato non solo parlamentare, Ministro, Presidente del Consiglio e parlamentare europeo ha, prima di tutto, sottolineato il suo profondo legame con Jacques Delors, creatore del mercato unico, Fu Delors a consigliarli, nello scrivere il rapporto, di partire dalle periferie e di pensare a politiche di coesione. Occorre partire, nelle cose da fare, dal primato della solidarietà. “Ho viaggiato molto. Ho visitato i 27 paesi dell’Unione e sono stato in 65 città realizzando 400 incontri.
Quindi sono partito in treno perché non solo si sta con i piedi per terra ma anche perché si possono incontrare le persone”.
La prima constatazione è stata che le capitali europee non si raggiungono con l’alta velocità. Ecco il primo messaggio.
L’alta velocità c’è ma si ferma alle frontiere e non collega le capitali. Il primo tema sul quale focalizzare l’attenzione è quello delle connessioni. Cioè siamo avanti in tanti settori ma non siamo connessi tra paesi dell’Unione Europea. Lo stesso avviene per l’energia. Ogni paese pensa per sé. In sostanza l’Europa continua ad essere su vari piani come un insieme di staterelli. l’Europa continua ad essere separata “dentro”, continua a restare frammentata.
Lo stesso avviene per le telecomunicazioni, l’energia e i mercati finanziari. Siamo divisi.
L’effetto è che abbiamo perso velocità e forza e siamo stati superati. Questa è non solo l’impressionante ma è il dato di fatto: la realtà. E questo non è colpa di Bruxelles. La responsabilità è dei singoli Stati che non vogliono integrarsi. Ciò determina l’avere a disposizione poche risorse da investire
Il Prof. Letta ha poi posto l’attenzione sul fatto che in vent’anni c’è stato un cambiamento epocale. Per esempio mentre vent’anni fa l’Italia “pesava” come Cina ed India messi insieme, adesso Cina ed India pesano un quarto dell’economia mondiale e l’Italia è a distanza.
Poi spiega che Delour nel mercato unico mise al primo posto l’accento sulla Libertà di circolazione dei Beni, dei Servizi, dei Capitali e delle Persone.
Con queste 4 libertà è cambiata la forza dell’Europa perché è scattata la concorrenza e i costi si sono abbassati e l’Europa è riuscita a restare protagonista in vari ambiti. Come si direbbe con un gergo calcistico “se la può ancora giocare”.
Ma manca qualcosa. Manca ciò che oggi fa la differenza: tecnologia, ricerca e innovazione. Occorre anche questa libertà.
Tra le tante proposte contenute nel rapporto c’è la proposta di “imporre” a chi ha 16 anni di vivere un periodo di studio all’estero utilizzando lo strumento dell’Erasmus. Il tutto, naturalmente, a spese della Comunità Europea e ciò per consentire a chi non possiede possibilità economiche di poterlo fare. Questo permetterà a tutti di studiare e di imparare una lingua ma anche di studiare con gli altri giovani di paesi diversi. Si imparerà più facilmente una lingua e ci si confronterà con un orizzonte e realtà più ampio.
Il Prof. Letta ha in ogni caso posto con forza il problema dell’integrazione come emergenza tout cour ed in questo senso ha proposto una serie di iniziative di grande spessore ma tutte concentrate sulla libertà nel quale ogni cosa, deve partire dalla necessità della integrazione delle forze e delle risorse. Solo in questo modo l’Europa sarà capace di competere con l’America e/o la Cina.
Nella seconda parte dell’incontro Enrico Letta ha risposto a molte domande poste dai giovani organizzatori chiarendo meglio quanto detto nella prima parte e consegnando ai presenti un paspartu capace di leggere con un po’ di consapevolezza in più questo presente e quanto sia necessario a tutti una maggiore più forte e più radicale integrazione tra tutti gli stati europei. Infine ha espresso l’opinione favorevole ad un nuovo ampliamento dei confini europei ai paesi balcanici e all’Ucraina.
