Pellegrini lo siamo tutti. Alcuni ne sono consapevoli e lo sono con il cuore, altri lo sono da sapienti e altri ancora non se ne accorgono.
Il “pellegrinaggio” è stato al centro di un interessantissimo e suggestivo incontro organizzato presso l’Abbazia di Montecassino, aperto e chiuso dal Padre Abate Luca Fallica. L’incontro-Convegno ha realizzato un bellissimo confronto tra Giuseppe Levi Pelloni (che ha proposto un percorso didattico pedagogico sul pellegrinaggio letto da Ebreo), Roberta Ascarelli (studiosa dell’amicizia ebreo-cristiana) e Serifi Demir (che ha delineato i tratti essenziali del pellegrinaggio per gli islamici). L’introduzione è stata curata da Michele Di Lonardo.
E partiamo dall’inizio.
Il luogo è Gerusalemme. Ebbene nel Salterio ci sono quindici brevi salmi uniti assieme da uno stesso titolo: “salmi delle salite”. Si tratta dei canti che i pellegrini ebrei pregavano salendo a Gerusalemme per le grandi feste di Israele, testi composti dopo l’esilio babilonese. L’Abate Luca gli divide in cinque blocchi ognuno da tre nei quali si alternano Angoscia, Speranza e Pace. Insomma il cammino del pellegrino sempre in salita è per raggiungere la Pace, quella che Paolo VI, anche Lui più volte citato dal Padre Abate, evocava per evidenziare che dobbiamo, tutti, essere “portatori di Pace”
Giuseppe Levi Pelloni ha indicato come intraprendere un viaggio significa innanzitutto essere disponibili a farsi coinvolgere pienamente anche se c’è chi viaggia a piedi (il commerciante); chi viaggia con gli occhi (il sapiente o turista) e chi viaggia con il cuore.
Roberta Ascarelli ha condiviso l’esigenza, per ogni pellegrino di realizzare un cammino prima di tutto verso se stessi, consapevoli della propria unicità anche di percorso ma aprendosi alla relazione con Dio, con gli altri e il mondo.
Serena Demir, ha descritto il pellegrinaggio per l’islam con i suoi obblighi, i suoi riti e il suo significato profondo.
Tutti hanno avuto modo di evidenziare la comune matrice abramitica e come proprio Abramo sia stato Maestro e Profeta del pellegrinaggio. Tante, quindi, le converge tra i tre rappresentanti delle tre religioni.
Dom Luca, tra le altre cose, ha, però, voluto sottolineato la differenza tra il pellegrino e il vagabondo
Il pellegrino sa da dove parte e dove vuole arrivare e sa apprezzare il senso del Camminare. Chi cammina sa che occorre camminare anche verso se stessi e cioè verso il proprio cuore. La vera meta, quindi, è quella relazionare con se stessi e anche Paolo VI ne sottolineò la necessità. Se, quindi, i credenti camminano e lo fanno come pellegrini è anche perché sanno che il loro Dio cammina con loro. Questo è il vero senso del pellegrinaggio.




