Anche oggi, ci sono centinaia di pellegrini che stanno camminando sui sentieri della Francigena nel Sud. A Campomaggiore, nel Comune di Santi Cosma e Damiano, ho incontrato una coppia proveniente dal Trentino ed in particolare dalle Val di Fiemme.
Mi fermo a chiacchierare e mi dicono che vanno verso Sessa Aurunca e poi mi raccontano che il tratto che hanno percorso finora è davvero ben segnato e tabellato. “Tutto merito -spiego- dei tanti volontari e degli Enti che se ne prendono cura. In particolare a farlo in maniera sistematica è l’Associazione Gruppo dei Dodici fondata da Alberto Alberti a cui simbolicamente viene ancora riservata, ogni anno, la tessera n. 1 dell’Associazione”.
Poi racconto che anche io, ho un’accoglienza donativa a Suio di Castelforte, è “Casa Plotino” che si trova a pochi passi dalla Villa romana del patrizio Zeto, ora Chiesa Santa Maria in Pensulis. Il luogo si trova lungo la riva destra del Garigliano a mezza strada tra l’antica Minturnae e le Terme di Suio in uno scenario davvero incantevole immerso negli aranceti di Suio. Loro, però, come detto poc’anzi, vanno a Sessa Aurunca e scendono al Sud. Poi mi chiedono spiegazioni su un tratto di sentiero campano che non conosciamo. Questa è l’occasione per chiedere informazioni all’amico Carmine di Sessa Aurunca e profondo conoscitore dei sentieri dell’intera Terra di Lavoro (nord Campania e sud Lazio). Carmine, che ha anche lui un’accoglienza donativa a Sessa Aurunca mi spiega tutto e così mi aiuta a rispondere agli “amici” trentini.
A questo punto ci salutiamo con un sorriso. Li vedo scendere per il sentiero verso Castelforte e io torno a casa.
È a questo punto che provo a riflettere su quanti decidono di mettersi in cammino lungo qualcuno dei sentieri della Via Francigena o in qualche altro della rete dei sentieri che si va sempre più ampliando in tutto il mondo. Credo che probabilmente il camminatore sia una persona umile che vuole conoscere in maniera nuova e alternativa (per i nostri tempi) i vari territori e che ha una meta finale e quasi certamente una meta spirituale (per la sua crescita interiore e non necessariamente religiosa).
In ogni caso sarà vestito con l’essenziale e cercherà di vivere un’esperienza bella ed emozionante.
Non è difficile ipotizzare che, poi, pellegrini lo siamo un po’ tutti. Abbiamo, infatti, obiettivi personali da raggiungere e farlo ci costa fatica e richiede coraggio, forza e costanza. Lungo la strada potremo avere incidenti, cadere e farci del male. Quasi certamente incontreremo tante persone tra loro diverse per storia, interessi, cultura e desideri. In fondo il cammino è un po’ metafora della vita. Avremo ostacoli da superare e giunti alla meta proveremo gioia e soddisfazione ma probabilmente avremo vissuto esperienze di dolore e delusione.
Dobbiamo, perciò essere consapevoli che camminando avremo la possibilità di vivere tante esperienze diverse e che ogni territorio ci consegnerà il suo paesaggio unico ed irripetibile. Mai il cammino sarà lo stesso anche se certamente ci saranno cambiamenti anche in relazioni alle stagioni e agli anni che passano.
Per esempio quest’anno c’è l’opportunità di vivere il Giubileo che appare essere sempre piu un forte attrattore. Merita infine di essere evidenziato che il percorso della Francigena laziale coincide, per larghi tratti, con quello che ha percorso San Paolo mentre raggiungeva Roma. Anche questa, mi sembra essere una bellissima immagine da portare nel cuore e nella testa. E allora buon cammino a tutti. 😉